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nov9
Il gruppo anti cerano organizza per Giovedì 12 alle ore 18, presso il Centro Frizzoli a Torchiarolo un pubblico dibattito sul tema “Carbone, inquinamento e Salute”.Parteciperà la Prof.ssa Ada Calabrese responsabile del gruppo ai rapporti con la stampa, il Dott. Maurizio Portaluri direttore della U.O. Radioterapia della ASL di Brindisi, il Dott. Emilio Gianicolo ricercatore I.F.C. – CNR di Brindisi.
Al termine dell’incontro verrà inaugurata la collettiva fortografica “Salento stop inquinamento” che resterà esposta nel centro fino al 5 Dicembre.
PARTECIPATE
GIOVEDI’ 12 NOVEMBRE 2009 ore 18
c/o CENTRO FRIZZOLI DI TORCHIAROLO
CARBONE, INQUINAMENTO E SALUTE
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ago11

Riceviamo da nuova messapia questa testimonianza che volentieri pubblichiamo.
Mi trovo dal 22 gennaio catapultato a San Giovanni Rotondo perchè a mio figlio Luvi di 2 anni e mezzo è stata diagnosticata un Leucemia Linfoblastica Acuta. Vi scrivo perchè voglio raccontarvi in sintesi una piccola storia, che deve necessariamente evolversi nella direzione della salvezza, ma che mi pone interrogativi che inquietano..
In quel periodo eravamo in attesa del terzo figlio, Graziano, che è nato a S. Giovanni il 16 febbraio.. insomma ci siamo ritrovati scaraventati d’un colpo qui, in un batter d’occhio..
C’è da dire che la fase dell’induzione di Luvi è stata piuttosto difficile e complicata, con tossicità dei farmaci che lo hanno bloccato a letto per 2 mesi.. la remissione completa è stata comunque ottenuta.. Ora è stato classificato come rischio intermedio e ha completato la fase della 1° reinduzione (protocolo III).
Praticamente siamo sempre rimasti qui, tranne che per una settimana alla fine del consolidamento, in cui siamo ritornati nel salento..
Vi risparmio le varie riflessioni sullo sconquasso fisico e psicologico di Luvi, sulle nostre difficoltà come famiglia, sul fatto che siamo entrati in un buco nero e la nostra vita è stata completamente stravolta.. ma ora Luvi sta bene, i medici sono ottimisti, per cui procediamo senza indugi verso la salvezza..
il punto è che:
- al nostro arrivo siamo stati accolti come “l’ENNESIMO CASO SALENTINO”,
- quel reparto in questo periodo registra un incremento di nuovi casi alquanto preoccupante..
- molti sono salentini..naturalmente in chi come me ha una certa storia di sensibilità e attivismo nel campo del sociale, della tutela dell’ambiente, della ricerca di nuovi stili di vita, questa consapevolezza non ha certo destato sorpresa.. sapevamo tutto, sappiamo bene tutti dove viviamo, cosa respiriamo e mangiamo, sappiamo bene che da anni hanno deciso di fare del salento, ma oserei dire della puglia, una terra di morte.. i progetti purtroppo non si fermano, perchè stanno deliberatamente pianificando la morte delle persone per favorire megastrutture di falso progresso, di falsa civiltà..
Cerano è lì che brucia..L’Ilva è lì che uccide, le discariche delle cave salentine sono lì a fermentare schifezze.. e come se non bastasse ecco che il megasansificio di Veglie è già pronto, così come tante altre stronzate che vogliono disseminare qua e là.. non ultimo il nucleare..
Quando ero ancora salvo, stavo a informarmi, informare, frequentavo i comitati, scrivevo canzoni per tentare pacificazioni con questa terra, mi preoccupavo per il futuro..i figli..insomma, molto normalmente pensavo con tempi dilatati..nella speranza appunto di rimanere salvo.. banca etica, commercio equo e solidale, futuro sostenibile, sobrietà.. insomma tante belle parole..vane..
Ora non sono più salvo, perchè Luvi ha la leucemia, perchè è una brutta malattia della quale ho capito poche cose, tra cui che sicuramente non viene per volontà divina e che l’incubo della recidiva durerà per anni, per cui la guarigione di fatto è un concetto molto poco concreto..
perchè vi scrivo?..
non lo so, ma forse perchè probabilmente non torneremo più nel salento, a casa..perchè non potrei proprio sopportare l’idea di ritornare , con tutti quei progetti di morte prossimi alla realizzazione.. non sopporto l’idea di ritornare ed essere trattato dalla mia “comunità(??)” come lo sfigato di turno a cui gli è capitata quasi per caso una brutta vicissitudine, quando invece io sento di essere tra coloro (non pochi) che stanno pagando per tutti le scelte dannose di tutti… perchè ora è l’indifferenza che fa si che questi problemi possono solo aggravarsi, per le famiglie, per la società..
io mi sento di essere un problema di comunità, di generazione..non certo l’eccezione.. ma questo è un messaggio che è difficile far passare ai “salvi”.. noi “non salvi” abbiamo ora un cervello che funziona in modo completamente diverso dagli altri..per cui il nostro concetto di tempo di spazio è alterato..ora è perfettamente incarnato nella realtà..prima no..
quindi..probabilmente potremmo facilmente non tornare più..non perchè altrove la situazione sia migliore, anzi..ma almeno non mi sentirei spettatore inerte e vittima di un modo di fare irragionevole e spietato..ho due figli ancora sani da tutelare.. a 5 km c’è un megasansificio già pronto a colpire..che fortunatamente è stato in qualche modo bloccato..fino a quando? etc..etc..etc..
Io vorrei darmi un’ultima possibiltà di appartenere alla mia terra.. con Annarita, mia moglie, stiamo pensando al modo di poter essere testimonianza attiva… sarebbe utile, ad esempio, che i bimbi ricoverati, le loro tormentate famiglie, quei reparti di sofferenza finiscano di essere fantasmi, invisibili.. il mondo ignora la nostra presenza, la nostra essenza, la sofferenza quotidiana, dove davvero ogni minuto risulta essere prezioso e ogni manovra è di straordinaria importanza.. e Luvi fortunatamente è tra quei bimbi che hanno carte da giocare..ma ce ne sono molti, troppi che non hanno speranze..alcuni già riposano in pace (e ne abbiamo visti e conosciuti e amati in questi mesi) altri sono all’ultima sfavorevole battaglia.. sarebbe molto utile tutto questo, ma è difficile, per cui io vi chiedo di condividere con noi intanto questa esperienza..se la nostra storia può essere utile come testimonianza attiva, se è possibile tentare un coordinamento dei genitori..insomma se avete contatti utili che possano farci sentire utili nonostante la lotta che dobbiamo ancora affrntare..
Ho provato a contattare Caparezza, i Sud Sound System, anche i Negramaro (sono un po’ musicista e credo fortemente nella capacità di creare consapevolezza), invitandoli nel reparto, intanto a dare un po’ di sollievo ai bimbi, ma anche per contribuire a farli uscire dallo stato di “fantasma” e renderli visibili nel mondo, non rincihiusi nei ghetti della sofferenza, ma come avamposto di una società in crisi che deve cambiare per salvarsi.. non ho ancora risposte, ma se avete la possibiltà di contattarli, fatelo, mettiamoci in contatto, progettiamo insieme una grande campagna di informazione, troviamo dei giornalisti seri, dei preti veri, la società civile.. però, vi prego, non coi modi e i tempi dei “salvi”, ma con quelli di chi salvo non lo è più..
Per qualche mese saremo ancora qui, anche se io scendo spesso.. scusate se sono stato lungo e forse confuso, ma come potete ben immaginare c’è tanto da dire, se mi lasciassi andare probabilmente non finirei più, per cui sono costretto ad accennare qualcosa senza approfondirla e non senpre mi riesce esprimermi al meglio..complimenti per il vostro preziosissimo lavoro.. vi saluto nella speranza di ritrovarci insieme..
per Graziano, Luvi, Viola,
per Annarita e Roberto,Roberto Simmini
Postato da: Paolo Mariani; in:Ambiente, Salute; Tags:, diossina, inceneritori, nucleare, tumori; Commenti:No Comments
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ago7
Ceglie Messapica è un comune che da Marzo, tra mille difficoltà, ha iniziato la raccolta differenziata porta a porta facendo sparire dall’oggi al domani i numerosi cassonetti sparsi per le vie del paese. Ciò gli ha consentito di raggiungere in quattro mesi percentuali superiori al 40% ed il trend è in continua crescita (considerate che partivano dal 4%). Nonostante queste ottime performance, che gli garantiranno anche uno sconto sulla ecotassa imposta dalla regione, l’amministrazione comunale intende tutelare l’ambiente a 360 gradi e non limitarsi a mostrare vessilli ed alcune iniziative che sanno più che altro di marketing turistico.Riceviamo dall’assessore all’ambiente di Ceglie Messapica Rocco Argentiero il seguente comunicato stampa e volentieri lo pubblichiamo.
Ceglie Messapica è il primo Comune in Puglia ad aver attuato un progetto denominato ECO-MANGIANDO per l’uso di stoviglie e posate biodegradabili in occasione di una grande iniziativa in programma l’8 ed il 9 agosto 2009.
Circa 35.000 saranno le degustazioni servite utilizzando esclusivamente accessori biodegradabili.
Gli obiettivi sono: ridurre la quantità di rifiuti, aumentare la raccolta differenziata e diffondere una corretta conoscenza di queste tematiche.
Il progetto sarà possibile grazie alla collaborazione tra l’Amministrazione Comunale, la Ditta Monteco-Cogeir, la ditta Ideashow, la ditta Ecolushop, il Cea ed alcune associazioni del territorio.Ceglie M.ca – Circa 35.000 saranno le degustazioni servite in occasione del PUGLIA FOOD&WINE FESTIVAL , esse produrranno circa 1. 000 kg di rifiuti. L’uso dei tradizionali piatti, posate e bicchieri “usa e getta” avrebbe avuto un impatto significativo sul bilancio ambientale del territorio.
Il Comune di Ceglie M.ca si è posto il problema e ha voluto realizzare un progetto che, in altre realtà attraverso interessanti sperimentazioni, sta mostrando la sua straordinaria validità.
Si tratta della fornitura di posate, stoviglie in materiale biodegradabile ad una delle principali iniziative popolari, che si svolgono nel nostro comune ed in cui vengono serviti pasti. In tal modo gli accessori si smaltiscono con il materiale organico, abbattendo drasticamente l’impatto della plastica e della carta sul totale dei rifiuti.L’iniziativa dichiara Rocco Argentiero , Assessore all’Ambiente del Comune di Ceglie M.ca si pone tre obiettivi fondamentali e cioè ridurre la quantità di rifiuti, aumentare la raccolta differenziata e diffondere la conoscenza di queste problematiche.
Alcuni dati statistici confermano che l’uso degli accessori biodegradabili per la tavola riduce drasticamente la quantità di rifiuti indifferenziati e della carta mentre fa crescere l’organico – cioè il tipo di rifiuto più facilmente riciclabile – oltre il 50%. Il materiale ecocompatibile utilizzato, Mater–Bi, per le sue caratteristiche di biodegeradabilità e compostabilità può essere infatti raccolto nei contenitori dell’organico e riciclato, diventando ottimo compost per il terreno.
E’ allo studio, tra l’altro, un progetto che prevede la collaborazione del Comune con gli organizzatori di manifestazioni e con alcune attività di somministrazione, la possibilità di offrire gratuitamente – grazie all’accordo con le aziende produttrici – una parte delle dotazioni biodegradabili a fronte di un impegno duraturo per l’uso di prodotti in Mater Bi.Le stoviglie monouso biodegradabili in Mater-Bi®, sono prodotte con la bioplastica, biodegradabile e compostabile naturalmente ai sensi della norma italiana UNI10785. Esse sono in grado di garantire resistenza e tenuta del tutto simili alle plastiche tradizionali, e contengono risorse rinnovabili di origine agricola.
Il loro uso diminuisce le emissioni di gas ad effetto serra, riduce il consumo di energia e di risorse non rinnovabili, completa un circolo virtuoso: le materie prime di origine agricola tornano alla terra attraverso processi di biodegradazione o compostaggio senza il rilascio di sostanze inquinanti.
Da uno studio LCA (Life Cicle Assessment) realizzato da Novamont è emerso che l’utilizzo di 1.000 coperti in Mater-Bi® e il successivo avvio al compostaggio dei residui alimentari comporta una riduzione delle emissioni di CO2 pari a circa 38 chili.Ceglie Messapica lì 06/08/2009
Comunicato Stampa a cura dell’Assessorato alle Politiche Ambientali
Postato da: Paolo Mariani; in:Ambiente, Politica, Rifiuti, Salute; Tags:, raccolta differenziata, sostenibilità; Commenti:No Comments
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lug26
Pubblicati, con notevole ritardo direi, i dati ufficiali riferiti alla raccolta differenziata del mese di Giogno e, come nostra consuetudine ve ne diamo notizia.L’estate, come ben noto, è un periodo critico. L’aumento degli abitanti dovuto al flusso turistico comporta inevitabilmente un aumento della produzione di rifiuti. Se vi fosse un efficiente servizio di raccolta differenziata ciò potrebbe costituire una risorsa potendo il comune vendere le materie primeseconde ai vari consorzi, ma in realtà la situazione è esattamente all’opposto. Nessuna struttura ricettiva esegue la raccolta differenziata e quindi tutta questa merce viene inviata a smaltimento con i relativi costi economici ed ambientali che ricadono inevitabilmente sulla popolazione residente. Se, come prevede la legge nazionale e regionale, fosse applicata la tariffa sul servizio anziché la tassa sui rifiuti, determinando così la quota in base alla quantità di rifiuti indifferenziati prodotti almeno i costi economici sarebbero a carico di chi i rifiuti li produce. I camping, gli alberghi, i B&B che non differenziano pagherebbero bollette salate e ciò li spingerebbe ad organizzare al loro interno un efficiente sistema di differenziazione dei rifiuti. Con l’attuale sistema TARSU invece o differenzi o non differenzi la quota non cambia e visto che organizzare un buon servizio ha dei costi, per quale motivo dovrebbero accollarseli? Molto meglio esternalizzare i costi e farli ricadere sulle tasche degli Ostunesi. Qualcuno dirà “non possiamo rompere le scatole ai turisti” e io gli rispondo che sono cose che si fanno in diverse parti del mondo anche in luoghi dove il turismo frutta molto di più che da noi.
A Giugno quindi primo picco nella produzione dei rifiuti destinato a raggiungere il suo culmine nel mese di Agosto. Più di 2.100 tonnellate, il 10% in più rispetto allo scorso anno. Questo però non dimostra, come sostiene qualcuno, che vi sia un incremento delle presenze rispetto allo scorso anno, perchè ad Ostuni da anni, nei periodi non turistici, si osserva un costante aumento della produzione dei rifiuti a fronte di un costante calo dei residenti. Tali aumenti non sono certo conseguenza di un aumento delle presenze ma bensi di un mercato malato che ci spinge sempre più a comprare a soprattutto a comprare cose che hanno una vita breve in modo che siamo “costretti” a ricomprarle.
Il 7,91% di questa enorme massa di rifiuti è andata a recupero mentre il restante 92% è stato destinato a discarica. Cala conseguentemente anche la media annuale che scende sotto il 9% (8,78 per l’esattezza), ma tutto ciò deve essere ignoto a Legambiente che ci ha assegnato le cinque vele…tte anche per “il miglioramento della raccolta differenziata”. Questi dati, vale la pena ricordarlo, comporteranno l’applicazione della ecotassa imposta dalla Regione Puglia ai comuni che non soddisfano i minimi standar nella differenziazione dei rifiuti, con conseguenti esborsi per € 100.ooo con i quali si poteva fare ben altro.
P.S.: Martedì è previsto un decisivo incontro tra innovambiente e ATO BR1 il cui esito avrà in un modo o nell’altro delle ripercussioni sulla raccolta e gestione dei rifiuti dei comuni afferenti tra cui Ostuni. Per gli aggiornamenti … stay tuned.
Postato da: Paolo Mariani; in:Ambiente, Economia, Politica, Rifiuti, Salute; Tags:, raccolta differenziata, sostenibilità, sprechi; Commenti:No Comments
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lug25
Il mercato della salute è un pozzo senza fine. Le case farmaceutiche con l’aiuto di politici e medici ci hanno abituato ormai a tutto, ma sappiate che non c’è mai limite al peggio. Tratto da medicinenon.it.
Gli Egemoni di Big Pharma stanno esultando, ce l’hanno fatta! Stanno portando a compimento il più grande business mai fatto in tutta la storia dell’umanità! Tutto è stato programmato, fin dall’inizio, sfruttando il focolaio di febbre suina in Messico. Perché in Messico? Non negli USA che ha un sistema sanitario propagandato come il migliore del mondo. E il Messico non ci fa proprio una bella figura, ma sul suo territorio, alla frontiera con gli USA stanno sorgendo tanti stabilimenti di industrie farmaceutiche e chimiche, un favore si può fare…
Il continuo martellare dei media infonde paura ai cittadini, fate scorta di mascherine, lavatevi le mani dopo aver toccato qualcosa, o dopo aver stretto la mano a qualcuno, andate all’ospedale a farvi visitare se avete questo o quel sintomo, occhio a chi torna dai viaggi, se ha una febbre sospetta deve essere mandato al pronto soccorso….
Ecc. ecc. il resto lo sai già te lo dicono tutti i giorni e ogni giorno aggiungono qualcosa di nuovo per mantenere viva la preoccupazione e la paura, perché così non protesti per i miliardi di euro che verranno spesi, anzi perché sia tu stesso a chiederlo per salvaguardare la tua salute. Hanno fatto anche una operazione cosmetica, “virus da febbre suina” era un po’ bruttino, e poi qualcuno potrebbe non comprare più il prosciutto. Virus A è molto più professionale e non ci fa più venire in mente i maiali.
I vaccini non proteggono ma danneggiano la salute e i danni possono anche essere gravi e irreparabili, come ridotte capacità mentali, inabilità fisiche e perfino la morte. Non sempre i danni sono immediatamente rilevabili e quindi uno può supporre di non averne subiti. Le prove ormai sono numerose e sono comprovate dal fatto che le case farmaceutiche pagano ogni anno milioni di dollari per danni da vaccino agli invalidi e ai famigliari dei morti attribuibili alle vaccinazioni. Se non fosse vero non sborserebbero un centesimo.
Se credi che le vaccinazioni facciano qualcosa di buono è perché stai subendo gli effetti della disinformazione trasmessa dai media e dall’istruzione. Non c’è alcuna differenza fra la disinformazione e l’istruzione ricevuta dalle elementari fino all’università e oltre.
E’ necessario smettere di avere paura, non è possibile essere razionali quando si ha paura e si accettano “soluzioni” che creano problemi sempre più grandi. Vaccinare tutta la popolazione mondiale significa dare lo start a un genocidio tale che i crimini di Hitler al confronto sembreranno i dispettucci del ragazzaccio del quartiere.
Non mi farò vaccinare. E nemmeno permetterò che l’iniezione di tali liquidi schifosi venga perpetrata sui miei figli, guai a chi ci provasse. Se dovrò subire la vaccinazione coatta, allora significa che non esiste più alcun diritto e considererò che lo stato non è più garante di essi.
Quali sono, sulla carta, i nostri diritti che verrebbero calpestati se ci fosse un’imposizione a vaccinare? Sono sanciti dalla Costituzione e da altre dichiarazioni tuttora valide:- Articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
- Articolo 1 del Codice di Norimberga: ”Il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale (…) e prima di accettare una decisione affermativa da parte del soggetto dell’esperimento lo si deve portare a conoscenza della natura, durata, e di tutte le complicazioni e rischi che si possono aspettare e degli effetti sulla salute o la persona che gli possono derivare dal sottoporsi dell’esperimento”
- Articolo 7 lettera A della Dichiarazione di Helsinki: “Nella pratica medica corrente e nella ricerca medica, la maggior parte delle procedure preventive, diagnostiche e terapeutiche implicano rischi e aggravi”
Ce ne sarebbe abbastanza da poter dire:” Vaccinazione per il Virus A? No Grazie!” e nessuno dovrebbe avere nulla da ridire. Ma il business è troppo grande per lasciare questa ampia opportunità garantita dalla Costituzione Italiana e da altre Dichiarazioni valide a livello europeo e persino mondiale, escludendo quei paesi dove i diritti sono una chimera.
Il pezzettino dell’articolo 32 che interessa molto ai nostri politici e: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” (Enfasi aggiunta) Quindi tutti i diritti possono essere aggirati semplicemente facendo un decreto simile a questo:* Visto l’articolo della Costituzione 32,
* Essendo comprovata la virulenza del Virus A,
* Vista la dichiarazione in data (…) dell’OMS dello stato di Pandemia bla… bla…
* Resosi quindi necessaria l’azione preventiva si impone la vaccinazione obbligatoria a tutti i cittadini.Ovviamente il tutto ben infarcito da burocratese, complicanze ecc, ma la sostanza sarebbe questa.
Se venisse messa in atto la vaccinazione coatta per i dissenzienti, in forza di una legge e uno si opponesse mentre si dimena per sfuggire alla siringa si potrebbe affermare che sta dando in escandescenze e potrebbe ricevere pure l’ormai famoso TSO, il punturone di cocktail di psicofarmaci. Anche la vaccinazione obbligatoria potrebbe essere definita TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Se il nostro governo decidesse che tutti i cittadini devono essere vaccinati ha già abbastanza strumenti per farlo, con l’aggiunta di un piccolo decreto legge d’urgenza. Potrebbe anche intimidire, per esempio stabilendo che gli infermieri o altre categorie “sensibili” che si rifiutassero di farsi vaccinare potrebbero essere sospesi dal servizio. I media potrebbero spargere per tutto l’etere: “Bambino non vaccinato morto dopo aver contratto il Virus A.” Non è difficile “stabilire” che la causa della morte è stato il Virus A.
Sappi che ad ogni respiro stai introducendo migliaia di virus nel tuo organismo e probabilmente il Virus A sta facendo l’altalena con il tuo inspiro ed espiro, senza che tu abbia alcun danno.
La paura fa perdere la capacità di ragionare, i media contano su questo per poi infilare nella mente delle persone spaventate i loro spin. Noi siamo troppo intelligenti per farci condurre dalla paura e vivere male a causa di essa. Dobbiamo sempre guardare il mondo con animo sereno ed essere ottimisti.
La nostra fortuna è che gli Egemoni di Big Pharma non sono interessati alla nostra salute. Non importa a loro se delle persone moriranno a causa dei loro veleni, ma anche non sono interessati più di tanto se non li useremo.
L’unica cosa a cui sono interessati è che ogni stato acquisti milioni di dosi da tenere in magazzino, se poi verranno buttati alla loro data di scadenza, non gliene importa nulla, i soldi li avranno ormai intascati.
Ti ricordi tutta la caciara per la SARS? Il nostro governo di allora ha acquistato milioni di dosi, per vaccinarci se fosse stato necessario. Saranno in qualche magazzino, magari dichiarati scaduti e rivenduti da qualche incaricato allo smaltimento e ri-ettichettati con un nuovo nome. Per quanto possa sembrare assurdo, l’amministrazione Bush ha fatto un decreto che permette di ri.etichettare i farmaci e quindi negli USA tale pratica è perfettamente legale.
I nostri politici, quelli incaricati di occuparsi del “Virus A” continuano a fare dichiarazioni che verranno vaccinati i primi 20 milioni di Italiani alla tal data, che se non si attua la vaccinazione gli infetti sarebbero tot milioni, invece se si vaccina molti di meno, i morti sono saliti a 500, ecc. Queste sono tutto palle prive di fondamento e non posso credere che chi le dice le ritenga vere. Tutte quelle cifre non sono circostanziate. Suppongo che un politico serio che studi la situazione possa arrivare alle stesse conclusioni a cui io e molte altre persone siamo arrivati.
Quindi si suppone che, non essendo imbecilli, tali politici sappiano cosa stiano facendo, ovvero che stiano portando avanti l’agenda di Big Pharma. Far sapere che non verranno più votati non serve a nulla, perché non gliene può fregar di meno, nel corso di una legislatura riescono a metter via abbastanza milioni di euro sufficienti per garantirsi, pensione inclusa, il resto della vita in agiatezza senza fare nulla e passando le vacanze sul proprio yacht.
“Probabilmente” una volta venduti i vaccini e raggiunta la quota fissata da Big Pharma, i riflettori si spegneranno sul Virus A. Le azioni della Novartis e delle altre facenti parte del cartello farmaceutico saranno alle stelle, i vaccini invecchieranno nei magazzini, poi una volta scaduti daranno un buon profitto a chi si occupa dello smaltimento dei rifiuti speciali.
Intanto fai il passa parola, informare è una cosa che tutti possono fare. Ho visto che le petizioni non servono granché, a meno che non siano fatte come iniziativa politica, ma non ci sperare su questo, Big Pharma da tempo usa la strategia di pagare entrambi gli schieramenti per non avere oppositori. Quelle fatte via Internet vengono regolarmente cancellate da zelanti incaricati non appena arrivano nell’account di posta del politico interessato.Postato da: Paolo Mariani; in:Informazione, Salute; Tags:, big pharma, vaccini; Commenti:No Comments
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lug1
Documento sottoscritto da un gruppo di medici di famiglia toscani, tratto da salutepubblica.org.Da alcuni anni si sta intensificando un fenomeno che può essere definito come “Consumismo Sanitario”, cioè uso di prestazioni sanitarie in assenza di chiare indicazioni. Questo fenomeno si muove con le logiche del marketing ed i meccanismi del “consumismo” in generale e tratta la salute come una merce di consumo. Il consumismo interessa, in primo luogo, e forse con maggiori giustificazioni, il settore privato, ma anche il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non ne è esente. Il SSN è un sistema che risponde ai criteri di universalità, solidarietà ed equità. Le statistiche dimostrano che dove c’è un SSN pubblico la salute è maggiore. Questa non può essere considerata merce e il Servizio Sanitario non può essere finalizzato al profitto: è un servizio etico il cui valore è la salute. Il mercato è diverso: c’è conflitto tra chi ha per obiettivo il profitto (privato) e chi la salute (SSN). La sanità deve essere governata dalla struttura pubblica, se non altro per motivi etici senza sprechi, tenuto anche conto che le risorse sono limitate, e con obiettivi di appropriatezza di intervento.
La solidarietà non può comprendere tutto: il necessario e il superfluo. Si tratta di avere un sistema che individui quali sono le prestazioni efficaci e appropriate e le priorità che indirizzino le allocazioni delle risorse. Al di fuori di questi criteri, l’uso eccessivo delle prestazioni non solo fa spendere, ma spesso non serve, e talvolta può essere dannoso per la salute stessa del cittadino. La moderna medicina spreca immense risorse per esami inutili e terapie inappropriate: questa è la ragione vera per la quale la sanità costa sempre di più e diventa insostenibile. Il consumismo sanitario va peraltro ad impattare le categorie più fragili economicamente, ma anche culturalmente.
Il compito delle professioni è quello di diventare la voce più forte a favore del SSN e del cittadino per individuare le prestazioni efficaci, tenendo presente che certa scienza può falsificare se stessa per autopromuoversi. Cause del consumismo sanitario sono la disinformazione e la cattiva comunicazione, la cultura diffusa del “diritto a tutto, subito e gratis” e i bisogni indotti dal mercato. Il “consumismo sanitario” si adopera per creare bisogni attraverso campagne di stampa, associazioni di malati, giornate nazionali, creazione di centri e associazioni scientifiche e produzione di numeri, dati e ricerche ad hoc. Il paziente talvolta chiede anche il superfluo perché lo ritiene un suo diritto. Si lamenta spesso impropriamente. C’è una aspettativa esagerata. Insegue il mito dell’eterna giovinezza e il miraggio di una vita eterna.
L’industria della salute deve reclutare sempre più clienti che consumino pillole, che facciano esami, ricoveri, visite, interventi. Ed oltre ai malati vanno reclutati anche i sani! Il messaggio dei media è ormai esplicito: ognuno è a rischio, più o meno remoto, di ammalarsi, quindi anche i sani devono ricorrere all’industria della salute, e precocemente, trasformandosi così in malati. Il consumismo sanitario determina la fine della ricerca indipendente poiché i costi della ricerca sono elevati e non sostenibili dai governi ma solo dalle multinazionali con chiaro e spesso non dichiarato conflitto d’interesse. Il consumismo sanitario determina la crisi del servizio sanitario. Negli ospedali crollano le giornate di degenza ed esplode il numero dei medici che hanno complessivamente spostato la loro attività dalla cura alla diagnosi precoce o presunta tale. L’aumento delle liste di attesa è da attribuirsi al consumismo sanitario correlato a scarsamente utili check up e procedure di diagnosi precoce, come spesso avviene anche in campo oncologico; settore molto delicato per la presa emozionale sul cittadino. Il consumismo sanitario determina danni alla salute (da farmaci e da diagnostica), danni all’ambiente (da inquinamento con conseguenti danni alla salute!), disuguaglianze di accesso e utilizzo dei servizi assistenziali. E’ lo spreco che rende impossibile cure gratuite per tutti. Tagli obbligatori e malessere sociale sono effetti e non cause del fallimento di una sanità gratuita.
Possibili proposte per contrastare il consumismo sanitario e difendere il servizio sanitario nazionale sono:- sviluppare la ricerca scientifica pubblica per valutare, secondo metodi scientifici, quali procedure devono essere mantenute e/o introdotte nella pratica clinica, assistenziale ed in ambito preventivo.
- Potenziare la “vera” prevenzione primaria, la riduzione, cioè, dell’esposizione collettiva ai sempre più ubiquitari patogeni ambientali, attraverso una valutazione preventiva, pagata dall’industria, del rischio biologico connesso alle sostanze immesse nell’ambiente (REACh) e attraverso l’applicazione del Principio di Precauzione. Il Principio di Precauzione è un approccio alla gestione dei rischi che si esercita in una situazione d’incertezza scientifica, che reclama un’esigenza d’intervento di fronte ad un rischio potenzialmente grave, senza attendere i risultati della ricerca scientifica. Il principio contrasta l’atteggiamento di “stare a vedere cosa succederà prima di prendere provvedimenti” per non turbare interessi in gioco diversi da quelli di salute (Trattato Istitutivo dell’UE, art. 174, comma 2, Mastricht, 1992, e Conferenza ONU Ambiente e Sviluppo – Principio 15, Rio de Janeiro, 1992).
- Assicurare la dichiarazione di eventuali conflitti di interessi da parte di ricercatori e consulenti. Chi utilizza il suo prestigio scientifico per esprimere un parere dovrebbe essere obbligato a pubblicizzare i propri legami economici e di carriera con lo sponsor. Il problema è ancora peggiore quando ad essere sponsorizzate sono le società scientifiche che scrivono le linee guida per un determinato campo medico.
- Recuperare il senso civico dei cittadini che sono portatori sia di diritti che di doveri. Promuovere una nuova cultura della responsabilità condivisa. E’ necessario far capire che cosa c’è dietro ciascuna prestazione: quali siano i costi, i rischi e l’impatto ambientale.
- Formare studenti che diventino medici responsabili, che prendano parte con impegno alle attività che contribuiscono alla salute e al benessere dell’intera comunità e dei suoi membri. I curricula universitari non rispondono ancora ai bisogni emergenti, in particolare non sono ben conosciute le correlazioni dei diversi livelli di salute con i determinanti di salute e cioè i fattori socio-economici, culturali e ambientali.
- Fornire strumenti di conoscenza critica ai medici affinché possano decodificare le domande improprie che i cittadini e i malati presentano, essendo questi ultimi influenzati da un’informazione non sempre trasparente e obiettiva, riconoscendo che compito della professione è contribuire alle scelte attraverso l’individuazione delle priorità e la verifica delle linee guida nella pratica clinica.
- Promuovere una cultura di “osservazione” nei confronti delle distorsioni del sistema. In particolare sollecitare la realizzazione di un osservatorio regionale sugli screening, composto anche da MMG, tenuto conto che la diagnosi precoce è un’importante area di criticità e sollecitare i comitati etici affinché tutti i protocolli di ricerca riportino, in maniera esplicita, veritiera e trasparente, la stima dei rischi (acuti, subacuti e a lungo termine- ad esempio connessi all’impiego di radiazioni ionizzanti) connessi agli esami proposti al paziente per motivi di studio e di ricerca.
- Favorire l’affermarsi di fonti di informazione credibili, trasparenti e indipendenti (recuperare, per esempio, per quanto concerne la Regione Toscana, la pubblicazione indipendente “Riflessioni sui farmaci”).
- Negoziare con i cittadini patti di salute etici ed efficaci, richiamando gli abusi, vigilando sull’appropriatezza delle prestazioni e denunciando apertamente il disease mongering, ovvero tutte quelle strategie che puntano ad aumentare il numero dei malati e di malattie con il solo scopo di allargare il mercato della salute.
Postato da: Paolo Mariani; in:Economia, Politica, Salute; Tags:, decrescita, sostenibilità; Commenti:No Comments
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giu30
Un concetto teoricamente ben presente nella nostra cultura è l’importanza, fin dalla prima infanzia, di una sana ed equilibrata alimentazione. Ma, come spesso avviene per numerosi altri aspetti della nostra vita, a caratterizzarci è la lentezza con cui siamo in grado di trasferire la teoria nella pratica quotidiana; i prodotti da agricoltura biologica, pur diffusi su tutto il territorio nazionale, rimangono comunque un prodotto di nicchia, cosa a cui consegue un prezzo di vendita più elevato rispetto ai prodotti realizzati con tecniche tradizionali.
Il tipo di alimentazione ha ripercussioni sullo stato di salute dei soggetti. L’insorgenza di malattie cardiovascolari, dismetaboliche e neoplastiche è legata anche alle abitudini di vita ed alimentari degli individui e, come ben si sa, la maggior parte della spesa sanitaria è indirizzata proprio alla cura di queste patologie. Quindi destinare risorse nell’incentivare l’utilizzo di alimenti biologici deve essere considerato un investimento in quanto questo mi farà risparmiare in futuro sulla spesa sanitaria.
Lo stimolo a questi comportamenti virtuosi non può che partire dagli Enti Locali sia favorendo la produzione e il commercio di prodotti biologici sia stimolandone il consumo. Le mense biologiche sono un ottimo strumento in tal senso in quanto, oltre a fornire agli uttenti alimenti sani, sono in grado di sensibilizzare la cittadinanza alla tematica, far conoscere ai cittadini questi prodotti, stimolare il commercio, fornire risorse ai produttori. Da agiungere anche che l’agricoltura biologica necessita di più manodopera e quindi far crescere questo settore permette la creazione di posti di lavoro, per non parlare infine dei benefici ambientali, in particolare contro la desertificazione.
Le mense biologiche, vale la pena ricordarlo, sono anche un diritto legalmente riconosciuto. La normativa vigente, infatti, impone che gli alimenti destinati all’infanzia siano esenti da residui di fitofarmaci. Da uno studio effettuato nel 2001 è risultato che un terzo dei prodotti presente nelle mense non era idoneo all’alimentazione per l’infanzia; il suo utilizzo ha leso il diritto alla salute degli utenti ed ha costituito un infrazione alla legge. La normativa prevede in oltre l’obbligo di utilizzare quotidianamente nelle mense scolastiche prodotti ottenuti da agricoltura biologica.
Valutati tutti questi aspetti non si può che arrivare alla conclusione che l’istituzione delle mense biologiche dovrebbe essere scelta ormai non più rimandabile. D’altronde la sola introduzione di cibi biologici nei menu non può essere l’unico aspetto da prendere in considerazione. Le mense sono anche grandi produttrici di rifiuti in particolare plastica e organico. Il divieto ad utilizzare stoviglie di plastica usa e getta dovrebbe essere uno dei primi provvedimenti da prendere da parte di un amministrazione lungimirante in quanto porterebbe immediati vantaggi ambientali ed economici. Tale abitudine propinataci sbandierando la maggior sicurezza igenica è in realtà utilizzata per esternalizzare i costi. L’utilizzo di stoviglie tradizionali non comporta alcun rischio, basta provvedere al loro regolare e corretto lavaggio, ma ciò comporta un costo in strumentazioni e manodopera, molto meglio l’usa e getta tanto i costi per il loro smaltimento se li accolla la comunità.
L’istituzione di mense biologiche e sostenibili con l’introduzione di prodotti biologici certificati, con il divieto ad utilizzare stoviglie di plastica, con l’obbligo ad utilizzare la più sicura e genuina acqua dell’acquedotto, l’utilizzo di prodotti freschi, di stagione provenienti dal territorio circostante e non dall’altra parte del globo comporta benefici ambientali, migliora le condizioni di vita e di salute della poplazione e, dulcis in fundus, consente di risparmiare denaro; di che cos’altro hanno bisogno i nostri amministratori pubblici per darsi una mossa?
Paolo Mariani
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giu27
Una società civile non può prescindere dal fornire un adeguato supporto ed assistenza a coloro che per un qualsiasi motivo, sia esso temporaneo o definitivo, non sono più in grado di soddisfare autonomamente le proprie fondamentali necessità. L’Assistenza Domiciliare Integrata è un servizio la cui istituzione e necessità è indicata in tutte le relative normative Comunitarie, Nazionali e Regionali in quanto ritenuto indispensabile e fondamentale all’interno delle politiche socio-sanitarie sia per quanto concerne l’efficacia delle prestazioni erogate e per il miglioramento della qualità di vità sia riguardo all’economicità di tale sistema.L’assistenza domiciliare è una forma di intervento integrato socio – sanitario comprendente attività di sostegno e collaborazione a singoli e famiglie in difficoltà, per far fronte ai compiti della vita quotidiana a causa di limitazioni, anche transitorie, di autonomia e di carente sostegno dei parenti. Si tratta, pertanto, di un servizio destinato a cittadini in particolare stato di bisogno o in condizioni socio – economiche tali da non permettere di poter superare da soli le difficoltà che ne possono scaturire: anziani, persone con disagi fisici, psicologici e morali, nuclei familiari con presenza di problematiche di tipo economico, sociale e/o sanitario o di handicap che possono esporre a rischi o dar luogo ad eventi dannosi anche nei confronti della propria ed altrui autonomia.
Le prestazioni e gli interventi possono essere di vario tipo: aiuto domestico consistente nella pulizia ed igiene della persona e dell’ambiente, preparazione e somministrazione dei pasti, lavaggio della biancheria, aiuto di carattere socio-assistenziale con disbrigo ed espletamento di pratiche e commissioni varie esterne soprattutto a favore di inabili, aiuto e sostegno psico – sociale attraverso momenti e stimoli di socializzazione finalizzati al superamento di situazioni e condizioni di solitudine, isolamento, emarginazione e, naturalmente, assistenza medica, infermieristica e riabilitativa.
I benefici derivanti da questo tipo di assistenza sono di assoluto valore: permanenza nella propria abitazione e nel proprio ambiente familiare e sociale della persona conservando la propria autonomia di vita, miglioramento e mantenimento di relazioni significative e produttive tra la persona e l’ambiente che lo circonda (familiare, comunicativo, culturale, educativo, ecc.), rafforzamento dell’autostima della persona in stato di disagio, superamento delle condizioni di emarginazione del singolo e della famiglia in stato di bisogno, continuità di cura e riabilitazione, diminuzione dei ricoveri impropri in ospedale, in R.S.A. o in cliniche a lunga degenza (con conseguenti risparmi economici a carico della collettività), miglioramento della qualità della vita del malato cronico e terminale, sostegno psicologico e assistenza al bisognoso e alla sua famiglia.
Rimane da domandarsi quale sia l’alternativa organizzata sul nostro territorio dall’assessorato alle politiche sociali di Ostuni la cui opera, a vedere il risultato elettorale del relativo assessore, riscuote un discreto successo a differenza, invece, di chi questa opzione l’aveva prevista nel proprio programma.
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mag1
Non è passato molto tempo dall’annuncio a reti ed edicole unificate sull’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra destinato a risolvere definitivamente il problema rifiuti del napoletano e ieri sera ad Annozero siamo stati finalmente informati della situazione. Innanzitutto l’impianto non è ancora operativo, ma bensì in fase di collaudo e solamente di una linea sulle tre previste tra l’altro utilizzata ben sotto le sue reali potenzialità. In secondo luogo non produce energia (brucia soltanto), per trattare tutti i rifiuti Campani servirebbero cinque impianti del genere, delle ecoballe stoccate nelle varie discariche che dovevano essere smaltite con costi a carico della Impregilo non se ne conosce il destino ed infine che la promessa bonifca dei siti inquinati è rimasta una vana speranza.Lo “Stato” è tornato con le sue balle (non eco), la sua propaganda, sostenuto da tutti i politici a diffondere morte e veleni, a sperperare risorse e denaro pubblico e a distruggere l’economia e le possibilità di sviluppo locale. Il tutto a favore degli interessi loro, dei loro amici e compari in affari. L’altra sera alla trasmissione Exit un esponente del Udc ha affermato: noi politici siamo chiamati a fare delle scelte e a spiegarle ai cittadini. Io rispondo: noi cittadini siamo chiamati a difendere con le unghie e con i denti i nostri diritti e a spiegare a quel tipo di politici come andare a fare in culo. Vi segnalo infine un interessante articolo sulla questione di Acerra di Vittorio Moccia e pubblicato su Peacelink.
VENERDI’ 7 Maggio alle ore 18 – Auditorium biblioteca comunale di Ostuni
Dibattito pubblico su
“RIFIUTI: PROBLEMA O RISORSA?”
interverranno
- Domenico Tanzarella – Sindaco di Ostuni e Vice Presidente ATO BR1
- Rocco Argentiero – Assessore Ambiente Ceglie Messapica
- Pino Caramia – Vice Presdiente WWF Puglia
- Roberto De Giorgi – Consulente Amiu e Comune di Taranto per la raccolta differenziata
Nel frattempo vi invitiamo a leggere la nostra Guida essenziale alla gestione dei rifiuti e raccolta differenziata.
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apr6
Pochi giorni fa abbiamo assistito all’inaugurazione del nuovo termovalorizzatore di Acerra, in Tv una pubblicità progresso, pagata con soldi pubblici ed interpretata da Elena Russo raccomandata da Berlusconi a Saccà nella famosa intercettazione telefonica, ci fa notare che il problema rifiuti a Napoli è stato definitivamente e brillantemente risolto. Ma siamo sicuri che la situazione è come ce la raccontano? “Civiltà bruciata – la terra degli inceneritori” è un documentario molto interessante realizzato da Zenone Sovilla. Potete scaricarvelo dal sito ufficiale nel formato che più vi aggrada, ci troverete le testimonianaze di numerosi professionisti e scienziati che da anni denunciano i devastanti effetti sull’ambiente e sulla salute che questi metodi di gestione dei rifiuti provocano.Dalle nostre parti come vanno le cose? Purtroppo la raccolta differenziata è ancora pura utopia. Nonostante le leggi sia nazionali che regionali impongano percentuali di differenziazione superiori al 50% ad Ostuni non riusciamo a stare sopra il 10% e siamo in calo rispetto al 2007. Qualche giorno fa sui giornali l’avvio del nuovo sistema di raccolta era presentato come un fatto imminente, nel frattempo il comune ha prorogato per l’ennesima volta il contratto con Enerambiente e quindi il tutto slitterà a dopo l’estate, periodo che come sappiamo vede un enorme incremento dei rifiuti. Daltronde sappiamo che le regole del nuovo “innovativo sistema” (così l’ha definito l’assessore all’ambiente) non prevedono nulla di particolarmente diverso da quello attuale se non il rinnovo e probabilmente l’aumento dei cassonetti stradali. Forse si pensa che il cittadino sia più invogliato a differenziare quando si trova di fronte a nuovi cassonetti belli e colorati. L’impianto di compostaggio di Brindisi di proprietà della ATO BR/1 , che solo negli ultimi quattro anni ha ricevuto oltre 4 milioni di euro di finanziamenti dalla Provincia (vedi qui), non solo non risulta operativo ma non si capisce quando potrà esserlo. La differenziazione dell’umido (che rappresenta il 35% dei RSU) porterebbe immediatamente la percentuale di raccolta differenziata oltre il 40%. Il Compost così realizzato è un ottimo ammendante e fertilizzante del terreno in grado di combattere con efficacia il processo di desertificazione a cui il nostro territorio è sottoposto. La discarica di Brindisi è ormai al suo esaurimento quindi volenti o dolenti si dovrà individuare un nuova area per depositare le tonnellate di rifiuti prodotti. Una discarica vicino casa non la vuole nessuno, le popolazioni quando avvertono questo pericolo si ribellano, protestano, cercano di impedirne la realizzazione. Così interviene l’esercito, le forze dell’ordine e giù mazzate ad inermi cittadini che difendono il loro territorio, la loro salute, il loro futuro e quello dei propri figli.
Alcune proposte, nulla di ideologico ma soluzioni già adottate con successo in altre realtà, alcune in grandi città, che si sono dimostrate in grado di garantire elevate percentuali di raccolta differenziata (oltre il 90%), diminuire la quantità di rifiuti prodotti, creare posti di lavoro, diminuire le spese e di conseguenza la tassa a carico dei cittadini:
- Piani di riduzione dei rifiuti tramite iniziative volte ad incentivare l’installazione di distributori di prodotti alla spina, incentivi per favorire l’utilizzo di pannolini riutilizzabili, promuovere l’acqua del rubinetto, l’utilizzo di borse multiuso e sacchetti in materiale biodegradabile, favorire il compostaggio domestico.
- Promuovere accordi con imprese e grande distribuzione per creare sistemi di vuoto a rendere. Fare pressione sui livelli istituzionali superiori affinché si tassi il doppio-triplo imballaggio.
- Stimolare l’apertura di “Negozi del riciclo” dove i cittadini possono consegnare e vendere bottiglie di plastica e vetro, lattine, carta ricevendo in cambio bonus denaro.
- Immediato passaggio alla raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale tramite microchip (più ricicli meno paghi) per tutte le famiglie e aziende con riduzione della parte variabile per coloro che optino per il compostaggio domestico.
- Immediato avvio della raccolta differenziata in tutte le scuole (classe per classe), centri sportivi, cinema, parrocchie, luoghi di lavoro in modo da educare il cittadino in ogni aspetto della vita quotidiana. (questo può essere disposto già da domani)
- Istituzione presso l’isola ecologica di uno sportello informativo e di un call-center con numerazione gratuita gestito da personale debitamente formato e che possa essere un punto di riferimento per tutte le utenze per le problematiche ed i quesiti relativi alla gestione e differenziazione dei rifiuti.
- Erogazione di incentivi alle aziende agricole che investono in macchinari che permettono la triturazione dei residui vegetali direttamente sul posto di produzione e che forniscono tale servizio anche a privati proprietari di piccoli appezzamenti.
- Favorire la costruzione e l’avvio di centri di riciclo dove anche gli scarti residui non riciclabili (in primis quelli plastici-cartacei) appositamente selezionati sia meccanicamente che manualmente possono essere poi trattati tramite “estrusione” e trasformati in composti per l’industria del riciclo plastico o sabbie sintetiche per l’edilizia (evitando scavi in cave).
- Favorire la costruzione di impianti di trattamento meccanico-biologico per la parte residua con bioessicazione della parte organica e loro integrazione con i centri riciclo.
- Fare pressioni affinché venga completato e reso operativo immediatamente il centro di compostaggio presente nel territorio del comune di Brindisi, anche tramite l’attivazione del Consorzio Italiano Compostatori con cui la regione Puglia ha stipulato apposito accordo.
- Pubblicazione su internet di tutti i dati, relazioni, delibere e qualsiasi atto o notizia inerente la gestione dei rifiuti solidi urbani.
- Bonifica delle ex discariche e delle ex cave e loro trasformazione in parchi pubblici.
Scarica Pensa differente la nostra guida essenziale alla raccolta differenziata e alla gestione dei rifiuti.
Scarica il capitolato d’appalto per il servizio di igiene ambientale attualmente in vigore, per l’ennesima volta prorogato. Il comune non pubblica questo tipo di atti on line per una libera consultazione da parte del cittadino, per quello che possiamo provvederemo noi.
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