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dic26
In un momento in cui lo Stato fatica a tenere in piedi le scuole pubbliche (messi in discussione 130000 posti di lavoro, tra personale docente e ATA) è stato davvero indecente aver visto come una nazione intera si sia dovuta piegare al volere della chiesa Cattolica.
I primi giorni di Dicembre, dopo che il ministero dell’economia aveva presentato nella finanziaria dei tagli riguardanti le scuole paritarie (fra cui quelle cattoliche), sono bastate poche ore e una dichiarazione del direttore dell’ufficio della Conferenza Episcopale per vedere spuntare un emendamento ripristinante il livello originario dei fondi, 120 milioni di euro.
Fanno sorridere le motivazioni con cui lo stesso vescovo sostiene non solo l’inadeguatezza del taglio, bensì anche la scarsità dei fondi destinati alla scuola cattolica; «la Chiesa adesso – aveva concluso monsignor Stenco – deve tirare le sue conseguenze perchè senza contributi le scuole dell’infanzia non vanno avanti e di certo rischiano di chiudere».
Fa piangere, e di lacrime non certo finte, il fatto che dopo mesi di mobilitazione generale IGNORATA di sindacati, studenti, insegnanti e quant’altri si è compreso quanto realmente conta il popolo italiano, rispetto a un istituzione economica prima che sociale, come la Chiesa Cattolica.
La decisione, è stata tutta fuorchè non bi-partisan; il PD infatti si è più volte pronunciato favorevole al ripristino dei fondi, come abbiamo potuto apprendere dal senatore Antonio Rusconi o da Maria Pia Garavaglia secondo cui “l’annuncio del ripristino dei fondi per le paritarie rappresenta soltanto un segnale, ma, come il governo sa benissimo, la cifra intera e’ ancora lontana dall’essere ripristinata e mancano all’appello ancora molti dei milioni che il precedente governo aveva assegnato alle scuole paritarie”.
Sin dalla nascita dello Stato Italiano e più precisamente quando nel 1870 la “Destra Storica” (ben diversa dalla attuale) privò di ogni autorità la Chiesa nei confronti dello Stato, è stato evidente quanto essa stessa potesse realmente influenzare la politica. Fino al 1929 infatti, anno dei patti lateranensi, la Chiesa impose il divieto a qualsiasi cattolico di partecipare alla vita politica, quasi come ripicca della divisione dei 2 poteri, indebolendo fortemente l’autorità del Governo. Il Duce invece, abile stratega, comprese che l’Alleanza con la Chiesa non poteva che rafforzare la propria posizione, confidando sui più valorosi degli Alleati, coloro che controllavano tutte le anime! “L’uomo mandato dalla provvidenza” lo definì Papa Pio XI… ovviando il regime dittatoriale, i soprusi, gli omicidi politici e tutto il resto. Questa dichiarazione pesò moltissimo sotto l’aspetto economico; per sancire tale concordato infatti, l’Italia si impegnò a garantire uno stipendio ai prelati, (pesantissimo per le casse dello Stato), a riconoscere la Chiesa Cattolica come religione di Stato, a insegnarla nelle scuole ecc
Una cosa è sicura, siamo lontani anni luce dal buon governo auspicato dai filosofi.
Alessandro Zurlo
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