-
dic28
Il motto della rivoluzione francese, come lo conosciamo tutti è: “libertè, fraternitè, egalitè”.
Non tutti sanno però che nella sua prima formulazione, il motto di Robespierre e dei rivoluzionari transalpini, conteneva anche la parola “proprietè”.
Ecco ,la proprietà, pensando a questa parola a tutti viene in mente la propria abitazione, che secondo recenti stime Istat circa l’ 80% degli italiani ha in proprietà.
La casa è sempre stata vista nella nostra cultura “risparmiatrice”, come l’ investimento cardine di tutta la vita, un modo sicuro per investire i propri guadagni con la sicurezza che un giorno la stessa struttura possa essere trasferita ai figli, che cosi, quantomeno avranno in futuro un tetto sulla testa.
In effetti, la nostra costituzione parla all’ art. 42 di proprietà privata, indicandola come un’ estrinsecazione del lavoro personale contemplato all’ art.35 della nostra carta repubblicana.
Ora invece dopo decenni, in cui qualsiasi italiano con un qualsivoglia lavoro stabile, poteva permettersi una casa in cui far vivere la propria famiglia, ora, per acquistare un ‘ abitazione, gli italiani debbono sobbarcarsi un mutuo “millenario” o quasi, che andrà a condizionare per sempre la loro vita.
Tra l’ altro, c’e’ da dire che le banche nella nostra agonizzante Italia che “prestano” i soldi ai lavoratori, sono dei veri e propri imperi del male, di solito di proprietà di soggetti che definire poco trasparenti è davvero un eufemismo.
Bene, questi ultimi figuri fanno pagare ai lavoratori, che cercano con sacrificio di assicurarsi un diritto come quello della prima casa, interessi che sono sempre al limite dell’ usura, soprattutto adesso in un periodo in cui le fondazioni bancarie hanno spinto i propri clienti a stipulare mutui a tasso variabile, che partendo da una prima rata decisamente accessibile, grazie alla crisi finanziaria dalle stesse banche causata, è divenuta non più sostenibile da gran parte di coloro che hanno stipulato un mutuo; e chi ci ha guadagnato sulle disgrazie di questi poveri risparmiatori?Sempre gli stessi, i Geronzi, i Profumo e via discorrendo.
Quindi, nella situazione attuale, gran parte di coloro che magari facendo vagonate di straordinario, erano riusciti ad acquisire una casa, ora vedono la stessa pignorata dalle banche solo per aver saltato qualche rata, magari divenuta più che doppia rispetto alla prima.
Vi sembra giusto che ciò accada, nel paese in cui gente come Cimoli e Tronchetti Provera, che ha mandato a puttane, si a puttane, alcune delle maggiori aziende italiane, percepiscano buone uscite ultramilionarie, oltre a stock-options da capogiro.
E dire che l’ art 46 della Costituzione, tanto voluto da Gramsci e Moro, prevedeva che alcune azioni del capitale sociale dell’ impresa venissero attribuite ai lavoratori, cosi che li stessi potessero beneficiare del buon andamento dell’ azienda in cui lavoravano.
Ecco, invece quanto voluto dai nostri padri costituenti è stato travisato, facendo si che questi figuri si arricchiscano a spese della gente onesta.
Ciò dimostra appunto, che la Costituzione è carta straccia o poco più, talvolta anche poco meno.Francesco Sabatelli
Postato da: admin; in:Giustizia, Politica; Tags:, Costituzione; Commenti:No Comments
-
dic23
Proprio all’ inizio di questo 2008, abbiamo festeggiato i 60 anni dall’ entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana; tale carta ispirata agli ideali di uguaglianza, libertà e fratellanza, ora è “stuprata” da una classe politica che poco la conosce e poco (forse per nulla) la rispetta.
I padri costituenti negli svariati mesi di lavoro post seconda guerra mondiale, intesero fornire agli italiani uno strumento giuridico che compendiando i più alti ideali delle ideologie socialiste, comuniste e democratico-cristiane, tutelasse la soggettività di tutti coloro che fossero cittadini della Repubblica Italiana.
Invece negli ultimi anni, questa legge fondamentale fonte per tutti noi di diritti ma anche di doveri, viene continuamente violata, partendo dai principi ispiratori fino ad arrivare alle norme che assicurano (o forse assicurerebbero qualora applicate) stabilità politica e trasparenza nell’ attività della pubblica amministrazione.
Ecco, la prima violazione riguarda proprio l’ art. 1, che parla dell’ Italia come “Repubblica democratica fondata sul lavoro”, riconoscendo quest’ ultimo (il lavoro appunto) come un diritto dei cittadini, che tra l’altro debbono avere retribuzione congrua per il tipo di lavoro svolto, nonché comunque sufficiente per assicurare un‘esistenza dignitosa a se stesso e alla propria famiglia (art.36).
Ora, nella società che tende alla globalizzazione, il lavoro, indicato come diritto è un mero privilegio; e quei pochi che un lavoro, chissà come, sono riusciti a rimediarlo, vengono pagati con retribuzioni miserrime che non solo non sono sufficienti per vivere dignitosamente, non bastano neanche per vivere e basta, figuriamoci per mantenere un’ ipotetica famiglia.
Altro articolo particolarmente importante, in una nazione che dovrebbe fare della cultura la sua prima ricchezza,è il 33, che parla di istruzione superiore accessibile a tutti , TUTTI, i capaci e i meritevoli, indicando si la possibilità di istituzione da parte di privati di scuole ed università parificate, ma, con la clausola che tali istituti scolastici non comportino , ripeto non comportino , oneri per lo Stato.
Invece attualmente la varie Luiss, Bocconi e altre università private di bassissimo livello, grassano parte dei già scarsi fondi che lo stato italiano assicura alle università pubbliche, istituti della cultura giuridica-economica-scientifica tra i più antichi e rilevanti del mondo.
Cioè rendiamoci conto, lo Stato , purtroppo governato attualmente da un esecutivo di nani, ladri, piduisti e gente di costumi quantomeno discutibili, preferisce dare milioni all’ università della confidustria ( la luiss) per permettere ai figli di papà di prendersi un laurea a calci in culo, mentre atenei storici, come la Federico II di Napoli, La Sapienza di Roma, o la Aldo Moro di Bari, sonno alla canna del gas e non riescono neanche ad istituire un corso di dottorato di ricerca.
Ah, ricerca.
Vabbè, dei fondi scarsi alla ricerca, per scelte politiche addirittura risibili, parliamo la prossima volta.
Postato da: admin; in:Giustizia, Politica; Tags:, Costituzione; Commenti:No Comments




























