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mar30
Oggi è un triste giorno per noi tutti. E’ un triste giorno in particolare per i 49 amici che da oggi non hanno più il loro lavoro. Mi riferisco naturalmente ai dipendenti Telcom che hanno vissuto per tre mesi con una spada di Damocle sopra la testa con la speranza che un miracolo, il senso civico, l’intervento dello stato avrebbe evitato questa “iattura”, come giustamente è stata definita e che oggi, invece, vedono abbattersi violentemente questa spada su di loro con tutta la sua violenza e tragicità.La cassa integrazione, l’impegno della ditta a riassumere parte di questi amici sono una magra consolazione, fatto rimane che non hanno più un lavoro e sperare nella possbilità di trovarne un altro prima che finisca la copertura degli ammortizzatori sociali è utopia pura, ancor più della probabilità, risultata vana, di evitare il licenziamento. Il lavoro non è solo stipendio. Il lavoro è uno strumento con il quale realizzare la propria dignità, il proprio essere, a volte la propria vocazione. In questi periodi abbiamo visto spesso alla televisione i licenziati d’Italia e nessuno di questi chiede sussidi, assitenza o beneficenza, ma tutti incessantemente chiedono con forza di lavorare, di poter fornire il proprio contributo alla società, di poter svolgere un ruolo, di poter essere un cittadino attivo. Ma le risposte che questi ricevono sono sempre costantemente negative. Le uniche risposte sono negli ammortizzatori sociali, nel famoso assistenzialismo che non riesce ne a dare un esistenza dignitosa ne tanto meno permette o stimola il reintegro nel mondo del lavoro. Intanto si danno soldi pubblici alle banche, alle aziende, si incentivano i consumi, l’edilizia ed in cambio non si chiede nulla. Se diamo soldi pubblici ad un settore o ad una azienda non si può mettere un vincolo di non licenziamento per un determinato periodo? Stiamo finanziando l’acquisto di auto e la FIAT chiude gli stabilimenti in Italia, ne apre all’estero ed investe negli USA. Se concediamo ad un’azienda di costruirsi un megacapannone in una zona paesaggistica di infinita bellezza e di valore inestimabile non si poteva imporgli di fare li i suoi investimenti piuttosto che nell’est europeo. Possibile che la mano pubblica deve essere posta solo per elargire e mai per ricevere. Noi siamo il pubblico, nostri i soldi pubblici che le aziende si pappano, nostro il dovere di ribellarci a questa situazione, nostro il diritto di essere cittadini attivi così nella società civile e così nel lavoro.
Famiglie di operai licenziati dai robot / e zingari dell’est in riserve di periferia / siamo tutti VITTIME e CARNEFICI / tanto prima o poi GLI ALTRI SIAMO NOI
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Postato da: Paolo Mariani; in:Lavoro, Politica; Tags:, crisi economica, Lavoro, Ostuni, Telcom; Commenti:No Comments
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mar11
Giovanni e Maria sono sposati da circa dieci anni ed hanno una figlia di otto anni che frequenta la terza elementare. Una famiglia normale, una famiglia come tante. Da tre anni hanno acquistato casa grazie ad un piccolo aiuto da parte dei genitori ed un mutuo ventennale da 880€ al mese (per fortuna a tasso fisso). Vivono alla periferia di una tranquilla cittadina di provincia, uno di quei quartieri dormitorio realizzati, come tanti in Italia, con l’auspicio di dare una casa a tutti e stimolare l’economia.Giovanni è un operaio e lavora presso una fabbrica locale assunto tramite cooperativa. Svolge lo stesso identico lavoro dei colleghi assunti regolarmente dalla ditta, le differenze stanno nel trattamento ricevuto. Per Giovanni niente ferie retribuite, niente malattia, ma soprattutto stipendio inferiore, 800€ contro i 950-1000 dei suoi colleghi “aziendali” e, si sa, a questi livelli retributivi 150-200€ di differenza sono un enormità. Ma che ci volete fare, queste sono le regole del mercato del lavoro, questo è quello che succede regolarmente in un paese civile come l’Italia. Giovanni non si lamenta, lavora, ringrazia il destino di avergli dato la possibilità di lavorare e cerca di tirare avanti. Si lo stipendio è basso, però gli orari di lavoro, dalle 6 alle 14 dal Lunedì al Venerdì, gli consentono di fare qualche altro piccolo lavoretto per poter arrotondare. Prima di entrare nella cooperativa faceva l’aiutante ad un elettricista e le capacità acquisite gli permettono di realizzare piccole riparazione ed anche modesti impianti domestici.
Maria fa la commessa in un piccolo supermarcato non molto lontano dalla loro abitazione, lavora tutti i giorni tranne la Domenica con orario spezzato tra mattina e pomeriggio. Per fortuna riesce a portare la figlia a scuola prima di andare a lavorare, il problema è al pomeriggio, ma fortunatamente sua madre è ancora giovane e le può dare un aiuto. Neanche Maria si lamenta, anche se ogni mese, in occasione del ritiro dello stipendio dopo aver ricevuto 800€ ed aver firmato su una busta paga che ne indica 950€, vorrebbe urlare al suo datore di lavoro: strozzino!!!
La situazone non è certo brillante però i due riescono a fare tutto sommato una vita dignitosa anche perchè vivono in un luogo dove il costo della vita non è eccessivo. Di certo non si possono permettere molti svaghi e quel poco che riescono a risparmiare lo mettono da parte per il futuro della loro figliola.
Oggi per Giovanni è un giorno che ricorderà per tutta la vita. Stamane quando è andato al lavoro ha trovato molti operai davanti al cancello che protestavano. Si paventano licenziamenti a causa della crisi economica che sopravanza e gli operai, giustamente preoccupati, pretendono rassicurazioni, vogliono sapere che cosa gli prospetta il futuro. Giovanni è assunto tramite cooperativa e quindi non ha diritto ad associarsi ai suoi colleghi “aziendali”, quindi zitto zitto se ne entra in fabbrica e comincia a lavorare nonostante gli altri operai gli contestano questo comportamento. Verso metà giornata vede entrare in azienda la macchina del presidente della cooperativa e nota che lo stesso si avvia verso gli uffici della direzione per uscirne dopo circa un oretta e recarsi con faccia cupa nella loro postazione. La crisi economica è una scusa, l’azienda vuole liberarsi di alcuni elementi fastidiosi, quindi ha deciso di avviare le procedure di ristrutturazione di conseguenza è costretta ad interrompere la convenzione con la cooperativa per un po, giusto il tempo di portare a termine il tutto, sette-otto mesi al massimo dopo di che si potrà tornare a lavorare; al presidente tutto questo dispiace molto ma non ci può fare nulla.
Giovanni a fine turno se ne torna a casa, non sa come dire il tutto alla moglie. Adesso gli introiti fissi non basteranno neanche a pagare il mutuo. Un po di lavoretti come elettricista li ha fatti, altri li sta eseguendo e gli sono già stati richiesti altri interventi, però la situazione è tragica anche perchè sa bene che dalle sue parti la gente il lavoro lo vuole essere fatto bene ed in fretta, ma poi a pagare sono restii, ti fanno aspettare un sacco di tempo, devi andare a cercarli svariate volte per sentire le solite motivazioni: mo non porto soldi in tasca, adesso è un brutto periodo, passa a fine mese, etc.
Maria lo guarda con occhi sbarrati mentre lui gli parla, pensa a come potranno affrontare la situazione. Anche fossero solo i mesi indicati loro non sono in grado di farne fronte. La cassa integrazione, gli ammortizzatori sociali? No Giovanni non ne ha dirito, non ne può beneficiare. I lavori fatti in questi mesi come elettricista? Dopo aver finito il turno Giovanni ha fatto il giro di tutti quelli da cui avanza soldi, ma dei 3500€ che gli devono ne è riuscito a recuperare solo 700 ed è riuscito a mala pena a pagare il materiale utilizzato. Come faranno? Al momento non gli viene in mente nulla, la preoccupazione di perdere tutto quello che hanno guadagnato con tanti sacrifici, di non poter garantire al figlio un futuro sereno è tale da impedire un qualsiasi ragionamento razionale. Si abbandonano sul divano, il figlio sta giocando con delle macchinine sul tappeto, la televisione è accesa e stanno trasmettendo il telegiornale. Il tutto sembra surreale: guardi ma vedi altrove, senti ma ascolti la tua mente, ogni tanto ti arriva un imput dal mondo circostante che ti desta. Il figlio che giocando fa un rumore oppure un servizio al tg che parla proprio della crisi: “La crisi economica genera preoccupazioni, ma bisogna diffondere serenità ed anche un pò di ottimismo, le crisi arrivano e passano”.
Possiamo anche sopravvivere con pane e ottimismo, ma rimane sempre il problema di come ottenere il pane.
Paolo Mariani
Postato da: Paolo Mariani; in:Italiani brava gente, Lavoro, Politica; Tags:, crisi economica, Lavoro; Commenti:1 Comment




























